Arvangia: i morti dimenticati e la memoria che tace.
In località Bravo, territorio della frazione San Pietro di Cossano Belbo, i tedeschi spararono e uccisero Secondo Chiarle, contadino di sedici anni, allontanatosi da casa perché impaurito dall’arrivo dei tedeschi che salivano verso San Donato da Rocchetta Belbo. Viveva in una casa contadina di Piano dell’Ospizio, a meno di tre chilometri dal luogo in cui venne ucciso.
In località Frave, a trecento metri dal concentrico della frazione San Donato vennnero giustiziati nella stessa giornata l’avv. Mario Viglino, antifascista di Alba, il Presidente dell’Associazione Commercianti Albesi Sinistrero Sebastiano, originario di Diano, il partigiano Pietro Ferrino, Angelo Vigoroso, soldato di origine meridionale renitente alla leva e Pasquale Busso, sedicenne, sospettato di essere staffetta dei partigiani. Si salvò dall’eccidio con una fuga a rotta di collo il giovane Riccardo Montanaro, che nella corsa disperata verso la vita perse tre dita di una mano, tranciate dalle pallottole.
In località Giachinetti, a confine tra San Donato, Trezzo Tinella e Sant’Elena di Castino, i tedeschi snidarono sette giovani impauriti che si erano nascosti in una grotta di tufo, li considerarono banditi e li fucilarono sul posto. Caddero innocenti i tre fratelli Michele, Pietro e Vittorio Rivera di Benevello, mezzadri, Giovanni Bruno, Giovanni Cane, Teresio Sandri di Borgomale, contadini, Amilcare Prunotto di Trezzo Tinella, contadino.
Vicino al ritano che da località Marchesini divide il territorio di Mango dal territorio di Cossano, un tedesco, servendosi di un fucile con il cannocchiale, uccise un contadino che lavorava nei campi, non meglio identificato.
Il video documentario in preparazione vuole fare luce sulle vittime di quei crimini di guerra, in particolare i civili giustiziati senza essere processati e del tutto estranei alle vicende della guerra partigiana. Il prof. Boffa ha già raccolto le testimonianze di Remigio Prunotto, della sorella dei tre fratelli Rivera, della sorella e del fratello di Giovanni Bruno, della maestra Carolina Gennaro e di Oreste Nano, cui toccò l’ingrato compito di recuperare i corpi dei sette giovani oggi ricordati dalla lapide del pilone Chiarle. Chi fosse in grado di fornire informazioni utili sui fatti di sangue che risalgono al 19 novembre 1944 è invitato a telefonare al cellulare 338.1761673 della Segreteria che coordina il progetto