Corso di Piemontese
L’apertura del corso è stata affidata alla dr.ssa Albina Malerba che ha ricordato Barba Toni Bodrìe a dieci anni dalla scomparsa, presentato come “il grande custode della lingua piemontese”. “Nessuno come lui – ha spiegato la Malerba – si è addentrato così tanto alle sorgenti di una lingua e ha saputo far sgorgare le fonti primigenie, piroettanti e rinnovate. Un giocoliere delle parole, creatore di poesia-lingua e di lingua- poesia”. Per la Malerba la scelta sperimentale di rendere protagoniste al corso le voci del territorio, lavorando su video testimonianze raccolte dall’Arvangia per documentare le parlate locali, è stata una scelta intelligente che sottolinea la raggiunta consapevolezza sulla capacità di promuovere cultura senza attendere l’arrivo di accademici di marca esterni, quasi sempre poco collegati al territorio.
I corsi di lingua piemontese promossi dal Centro Studi Piemontesi si svolgono nell’albese da dodici anni e hanno avuto come sede la Scuola Media Vida, la Scuola Media Montale di Neive, lo storico Liceo Classico “G.Govone”, scuola di formazione per personaggi come Beppe Fenoglio, Leonardo Cocito, Franco Piccinelli e il Pietro Chiodi di “Banditi”. Giunto alla dodicesima edizione, il corso ha scelto di dare il dovuto risalto alle voci piemontesi del territorio. Il titolo scelto è del resto ricco di significati: “’n favo chërde…Le voci del territorio nei racconti di tradizione e nelle storie inventate in terra piemontese”.
Le voci che una volta la settimana fino a venerdì 22 maggio sono risuonate nella sala multimediale della Fondazione erano quelle di Renato Tezzo di Valle Talloria, di Francesco Vacca vissuto a Barbaresco, di Giovanni Carmine vissuto a Mango, di Maria Bera ed Erminia Bianchini, centenarie residenti a San Donato di Mango, di Ferdinando Mossio, vissuto ad Arguello, di Angelo Manzone, chansonnier di La Morra, di Mario Culasso e Rosa Sandri, vissuti al Cappelletto di Trezzo Tinella. Ad ascoltare queste voci, ad interpretarle e a cogliere spunti per esercitazioni di scrittura e di elaborazione narrativa sono stati Oscar Barile, Primo Culasso, Silvio Viberti, Giacomo Giamello, Silvana Testore, Caterina Testa, Giovanni Tesio e Donato Bosca.
Il corso si proponeva di rendere omaggio e valorizzare la parlata piemontese che si è tramandata di generazione in generazione nei vari paesi riproponendola con particolare convinzione oggi che è riconosciuta dalla Regione, dal Consiglio d’Europa e dall’Unesco come lingua regionale meritevole di tutela. Tra le figure cui si è fatto riferimento anche quella del professore e preside Oreste Gallina, fondatore nel 1927 del movimento dei Brandé e voce errante di un piemontese delle Langhe gagliardo, a volte rude, con impennate di prepotente vitalità.